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Lo conferma il verbale di una visita pastorale del 1599 alla chiesa del paese, San Vincenzo: “...
in loci Zenevreti, in qua olim erat Monasterium monialium Sancti
Benedicti, que traslate fuerunt in Monasterio S. Marie de Pusterla Papie”.
Le prime notizie documentate su Zenevredo risalgono proprio a questo
periodo. Verso il Mille la maggior parte dei nostri luoghi apparteneva
al Monastero di Santa Maria Teodote di Pavia. Il trasferimento delle
monache era probabilmente avvenuto nel 988, quando il monaco clunicense
Maiolo aveva riformato a Pavia la regola benedettina.
Un placito riferisce dell’esistenza di un castello con torre circondato da un fossato in loco et fundo Zenevredallo,
probabilmente costruito dalle monache all’epoca
dell’invasione degli Ungari per offrire riparo alla popolazione.
Per difendersi da quelle incursioni, infatti, un numero sempre
più fitto di piccoli castelli cominciò a punteggiare la
pianura e le colline, trasformando la geografia e la struttura sociale
del territorio.
È certo che nel XII secolo il castello apparteneva al vescovo di
Pavia e al Monastero: il complesso fortificato venne chiamato castrum Mirabelli forse per la vista panoramica che la sua posizione consentiva sulla pianura sottostante del Po. Tipico esempio del castrum medioevale non murato, svolgeva ruolo sia di rifugio sia di raccolta dei prodotti agricoli.
Una breve recordacionis de terris monasterii Dodoris de loco Genevreto
del 1174, contiene i dati dei possedimenti del Monastero, pari a circa
1300 pertiche (circa 100 ettari). Settant’anni più tardi,
quando la badessa Geria fece enumerare i beni di proprietà del
Monastero, le pertiche risultarono essere circa 3300 con una rendita
annua di ben cinquemila e trecento lire pavesi!
La cessione delle terre aveva quasi sempre la funzione di estinguere
un’obbligazione pecuniaria che non si era in grado di onorare: un
modello di politica economica di acquisizione che consentiva di
realizzare transazioni particolarmente favorevoli…
Nel 1270 la badessa Pazienza de Curte dispose la costruzione di un secondo borgo a ridosso del castrum
per proteggere la comunità dai rischi della guerra in corso fra
Pavia e Piacenza; si trovarono così due borghi: uno, ancora
riconoscibile oggi, circondato da un fossato intorno al fortilizio,
l’altro situato probabilmente nella depressione dove oggi sorge
il Fontanone.
Il
primo borgo comprendeva la chiesa parrocchiale di S. Vincenzo e la
cappella di S. Maria, anch’essa eretta a parrocchia, riservata
unicamente alle monache del Monastero. Intorno al castrum i terreni erano coltivati a vigneti.
L’incremento dei possessi si protrasse fino al 1300: il Monastero
ormai è proprietario di quasi tutto il territorio di Zenevredo.
I terreni venivano poi concessi in gestione ad agiate famiglie locali,
che subaffittavano ad laborandum; le cessioni erano a tempo indeterminato e potevano essere trasmesse in eredità ai figli maschi.
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