Queste vicende ebbero anche per Zenevredo gravi conseguenze: il paese soffrì delle incursioni delle soldataglie e la popolazione fu decimata dalla guerra, dalle epidemie di vaiolo e di colera, e dalla carestia. Conseguenza di una alimentazione deficitaria a base di farina di mais, iniziò a diffondersi anche la pellagra, il miseriae morbus. 

Nel 1890 Pietro Saglio, nelle sue Notizie storiche di Broni, fece un lungo elenco di calamità:

1505 - Carestia orribile in tutta Italia
1508 - Eccessiva siccità; i frutti essiccarono
1520 - Annata fredda; nevicò il 15 maggio e in settembre
1523 - Peste e fame
1528 - Comparsa nel nostro territorio di locuste o cavallette; fame e peste
1539 - Nembi di locuste devastano le campagne
1543- Ricomparsa delle locuste in sì gran numero che il sole ne veniva oscurato. Le terre ne riportarono danni gravissimi, onde l’autorità ecclesiastica ordinò pubbliche processioni per calmare lo sdegno di Dio. Il comune di Voghera mandò uomini e fanciulli a farne sterminio e siccome esse avevano molte uova, venne stabilito di dare ai raccoglitori il premio di un soldo per ogni libbra d’uova
1560 - Carestia
1576 - Contagio della peste a Broni, a Stradella (quasi sicuramente anche a Zenevredo e nei paesi vicini. I morti venivano sepolti lontano dai paesi in fosse comuni: a Zenevredo vicino alla piccola cappella che si trovava dove poi è sorto l’attuale cimitero)
1595 - Piogge dirotte e insistenti sicché strariparono i fiumi e i torrenti con grande ruina dei campi e delle messi
1596 - Siccità fuori misura che dopo le piogge dell’anno prima predispose la carestia e la fame per l’anno susseguente 1597
1648 - Grande carestia; si mangiavano ortiche, malve, muli, giumenti e cani
1655 - Annata di scarsissimi raccolti  

Durante l’assedio di Pavia (ottobre 1524 - febbraio 1525) il Monastero della Pusterla fu messo a contribuzione per il mantenimento delle truppe spagnole di Carlo V, e ne uscì seriamente provato. Le monache si rivolsero direttamente all’imperatore lamentando di aver speso ben 20.000 ducati per il mantenimento dei soldati e chiesero che Zenevredo fosse sollevato dalla “tassa dei cavalli e dalla leva del sale poiché gli uomini di questo luogo per la guerra, la peste e la fame, sono già quasi tutti morti”.
La terra non rendeva più come in passato perché la Spagna pretendeva altissime imposte dai suoi domini e perché reclutava numerosi reparti militari sottraendo alla produzione notevoli masse di forza lavoro. 
Il continuo via vai di truppe aveva trasformato il territorio in un’immensa brughiera. Le campagne si erano spopolate, molti contadini per sfuggire alle violenze e ai saccheggi si erano inurbati mettendo in crisi l’agricoltura che dalla caduta di Lodovico il Moro non aveva fatto che declinare. 


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