Poi, destino ineluttabile delle cose e dei ricordi, lo scalpiccio dei passi sulla ghiaia (e poi sull’asfalto) della gente dietro il furgone pieno di fiori e di drappi neri listati d’oro che porta via, uno dopo l’altro, i compagni del tempo passato.
Basta - è ora di lasciare questo arcano mondo di cartapesta che ci ha adagiato nella malinconia dei ricordi.
Noi che apparteniamo alla generazione di quando i bambini venivano fasciati come enormi bachi da seta, ci rendiamo conto dei radicali e incalzanti mutamenti di vita e di costume maturati negli ultimi decenni. Abbiamo letto sui muri “I popoli che abbandonano la terra sono condannati alla decadenza”, abbiamo vissuto la dittatura e la democrazia, la guerra e la pace, la monarchia e la repubblica, le brigate nere e le brigate rosse, abbiamo conosciuto gli asini e i cavalli prima dei trattori e degli elicotteri.
Le nostre madri che hanno raccolto in fascine i viticci delle viti e hanno fatto il bucato con il ceneraccio, non si stupiscono più che la cassiera del supermarket scorra sullo scanner le scatole di detersivo e le buste di minestrone surgelato e consegni loro, in un amen, il conto da pagare.
Lo stiparsi di tanti avvenimenti in così breve arco di tempo, ha fatto sì che le nostre abitudini, i modelli di comportamento e i parametri morali mutassero tanto velocemente da avvicinare il futuro e allontanare irrimediabilmente il passato: la storia di “Ginepreto” è ormai antichissima.
È diventata preistoria.



1  2  3  4  5  6