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…ascolterò la voce cullante del vento
che sibila fra gli aghi del pino della Cella,
a occhi chiusi, fino a quando sarò vinto dal sonno.
...poi, destino ineluttabile delle cose e dei ricordi lieti che hanno termine, lo scalpiccio dei passi sulla ghiaia, il furgone che porta via, uno dopo l'altro, i compagni del tempo passato... (da Ginepretum)
Egidio Maggi ci ha lasciati il 22 maggio 2007
UN PO’ DI
ARALDICA…
Nel 1723,
fra gli uomini di buona vita, fama e
opinione interrogati dal Cancelliere Cesareo di Carlo VI per la formazione
del Nuovo Catasto di Zenevredo, figurano diversi Maggi. Uno di questi è passato
alla storia per aver dichiarato che “a Zenevredo non si distribuisce la semenza
dei bigatti*, per non esservi moroni domestici di sorta alcuna”. Tutti quegli
uomini di “buona vita” avevano sottoscritto le loro dichiarazioni con il segno
della croce.
I
primogeniti della famiglia si alternavano il nome di Giuseppe e Angelo. Del
bisnonno Pa Pin (Giuseppe), ho un vecchio dagherrotipo: altissimo, con una
fluente chioma bionda e lunghi baffi, sempre con il cappello in testa, è
ritratto con una mano appoggiata a una balaustra e l’altra infilata in tasca,
sotto la cintura. Aveva portato la famiglia Maggi agli onori della cronaca
comprando, primo fra i contadini, una coppia di buoi. È morto a 71 anni nel
1910; se fosse ancora vivo, oggi avrebbe 167 anni!
(I
bigatti sono, in dialetto locale, i bachi da seta. N.d.R.)
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