Nel forno esterno di
casa, scaldato con fascine di viticci, si cuocevano fragranti miche di pane per
tutta la settimana. Da Casa Bianca, una volta alla settimana, arrivava il
prestino a vendere il pane alle donne che non avevano il forno; la domenica
mattina arrivava anche il barbiere e i numerosi clienti stavano pazientemente
seduti su una panca addossata al muro attendendo il loro turno.
C’era la bottega dell’Ernestina che vendeva sale e
tabacchi, cartoline illustrate col panorama del paese, zucchero, olio e poco
altro: con un nichelino si comprava un cartoccio di citrato di magnesia (bagnanas), il settimo cielo per i
ragazzi. Poi il negozietto aveva traslocato dalla Pasqualina, a lato della
piazzetta con il Monumento ai caduti, che aveva sulla porta una meravigliosa cortina
multicolore di sottili fili metallici rivestiti con tappi di chinotto e gazzosa
schiacciati.
Durante l’inverno “Vigiott” vendeva i bastumon (caldarroste) che preparava ogni sera nel suo fugon davanti a casa. La Luisina, sua moglie, serviva in piccole
ciotole pere cotte e buiocc (castagne
secche bollite) ai numerosi avventori che si riunivano nella piccola cucina per
giocare a rabbiosa, una specie di
briscola.
Oggi,
il negozietto della Pasqualina
Noi bambini andavamo a scuola nelle due aule
al piano terra del Municipio; la cosa che ci divertiva di più era lavorare la
striscia di terreno messa a disposizione lungo i muri dei due cortiletti della
scuola, suddivisa in piccoli riquadri, dove esercitavamo le nostre doti di
ortolani.
La maestra Vercesi, la maestron, alta ed energica, terziaria
francescana, saliva da Cascina Vecchia alla mattina presto per ascoltare la
messa prima di entrare a scuola, dove insegnò per lunghissimi anni. La maestra
Maga, detta la maestréi
per la piccola statura, arrivava invece da Stradella tutti i giorni, col sole o
col gelo; suo padre Ercole Maga aveva fondato nel 1895 la seconda fabbrica di
fisarmoniche a Stradella.
La prima era stata fondata nel
1876 da Mariano Dallapè, uomo intraprendente e abile artigiano giunto nella
cittadina con una fisarmonica a tracolla, in cerca di fortuna. (Il Museo della
Fisarmonica Mariano Dallapè, all’interno di Palazzo Garibaldi, in Via
Montebello 2, è la testimonianza di un’arte che ha portato in tutto il mondo il
nome di Stradella)