Nel secolo VIII le nostre terre, ancora sotto i Longobardi, presentavano un paesaggio segnato da sterminate zone incolte nelle quali una lunga e tranquilla ecologia aveva consentito l’estensione della vegetazione spontanea. Successivamente il paesaggio si modificò per l’aumento della popolazione e degli insediamenti stabili. Le radure sempre più fitte e i dissodamenti incisero in modo definitivo il manto vegetale naturale e il paesaggio acquistò i connotati tipici dell’ambiente agricolo collinare e pedemontano.La notevole quantità di micro-toponimi che i documenti del XII e XIII secolo ci hanno trasmesso, ci consente di immaginare il tipo di vegetazione nel circondario di Zenevredo e di seguire l’evoluzione delle colture dal primo medioevo. I toponimi ad zerbos de Pertinaxe, in rovereto de Pertinasse, in campus de Rovereto, ad pratum de Pichinasse e altri che richiamano la presenza di salici (ad salicem, in prato de salice), di betulle (ad betullam, in clauso betule), di pioppi (ad topias albaras) e di castagni (ad castagnetum de Curte) sono senza dubbio indicativi di una vegetazione di tipo silvo-pastorale con prati e gerbidi per il pascolo naturale e alberi di alto fusto: durante il Medioevo, il castagno rappresentava una primaria risorsa alimentare.

La viticoltura (ad vineas vermileas) era incrementata sia in appezzamenti a monocoltura (vigna fitta) sia in coltura mista (aratorio vitato). I vigneti, prima dislocati prevalentemente in prossimità del Castello di Mirabello, ora si estendono sulle pendici e ai piedi della collina, lungo le strade utilizzate per accedere ai fondi, e giù, fino alla pianura, dove passa la strada Romea.
Le trasformazioni dei metodi di coltura furono molto lente; le informazioni che possediamo mostrano l’uso di strumenti in legno come la vanga, la zappa, il rastrello e altri parzialmente in ferro, come la falce e il falcetto.

L’aratro tirato dai buoi in uso nella colonizzazione del contado era ancora in legno; solo più tardi il vomere venne realizzato in ferro come gli altri strumenti di lavoro, attrezzi poco perfezionati che caratterizzavano un’agricoltura di sola sussistenza.
Gli avvicendamenti delle colture erano probabilmente a rotazione triennale: un anno di cereali a grana grossa (biade, segale, spelta), un anno a leguminacee per assicurare la sussistenza durante l’inverno, e un anno a maggese per l’allevamento di qualche capo di bestiame.

Le vigne, distinte in vites novelle o vinea vetus, erano recintate da siepi o da muretti.

Nel De re rustica Marco Terenzio Marrone scrive che venivano adottati quattro modi per approntare i sostegni: la pertica, la canna, la corda e il viticcio; quest’ultimo era caratteristico degli Insubri, gli antichi abitanti delle nostre terre.





La Tenuta il Bosco,
di proprietà della famiglia Zonin, è la seconda azienda viticola dell'Oltrepo pavese.


Tenuta il Bosco
Località Bosco
27049 Zenevredo
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