Zolfo e calce sciolta nell’acqua ebbero sul principio qualche risultato sulla peronospora. Si tentò poi l’irrorazione con una soluzione di cenere dispersa in aceto, sostituita poi con allume di rocca e finalmente si ricorse al decisivo rimedio fornito dal solfato di rame. Iniziò così il trattamento sistematico delle viti con periodiche irrorazioni di Poltiglia bordolese, una soluzione di solfato di rame alcalinizzata con calce spenta.
Durante l’ultima guerra il solfato era contingentato e quasi introvabile. I contadini allora si improvvisarono chimici: miscelando sapientemente acido solforico e tegami salvati dal “rame per la Patria”, preparavano bellissimi cristalli azzurri di solfato. Era consuetudine vedere levarsi dai cortili del
paese strani pennacchi di fumo arancione.

L’invasione della fillossera, che si era manifestata in Lombardia nella zona di Como, raggiunse l’Oltrepò alla fine del secolo, procurando danni ingenti soprattutto nei primi anni del Novecento. La caduta della produzione comportò l’aumento vertiginoso dei prezzi del vino, che a sua volta provocò l’incremento smodato di nuove piantagioni e la pratica della concimazione intensiva, a scapito della qualità. Per la carenza di prodotto, il mercato lombardo supplì con massicce importazioni di vino dal Sud, soprattutto dalla Puglia, dove si potevano spuntare prezzi più bassi. Nacque in questo periodo la pratica dei tagli con le qualità nostrane e anche, a volte, con i vinelli ricavati dalle vinacce di prima spremitura rifermentate con aggiunta di acqua, zucchero e acido tartarico.

Queste pratiche illecite furono tanto generalizzate che lo scrittore Giuseppe Rovani - esponente della Scapigliatura lombarda e amico di Pisani Dossi - affermò: el vin bon adess nol se trovà che da on quai
villan
gnucc che va contra al progress”.
Per aiutare a superare questa emergenza furono istituite le Cantine sociali, la cui funzione tendeva a stabilizzare i prezzi e a garantire la qualità del prodotto, contrastando le manovre speculative.

Nel 1873, sotto gli auspici dello stradellino Agostino Depretis, si iniziò la costruzione dello stabilimento enologico di Stradella; nel 1902 nacque la Cantina di Montù Beccaria; nel 1905 Cesare Gustavo Faravelli fondò la prima cooperativa vinicola dell’Oltrepò, la Cantina Sociale La Versa, oggi La Versa spa - Viticoltori dal 1905.

                E oggi?

Sono coltivati a vigneto 1300 ettari di terra, 480 aziende agricole e 750 viticoltori si contendono una produzione a denominazione di origine controllata e garantita, riconosciuta anche a livello internazionale.




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