Fra gli “uomini di buona vita, fama e opinione” che hanno visto la luce in questo paese, un personaggio si stacca decisamente dal panorama del vivere villereccio.

Carlo Alberto Pisani Dossi nacque a Zenevredo nel 1849, quasi per caso, nella casa di campagna delle monache benedettine di S. Maria Teodote di Pavia, ancora distinto col nome di Monastero. 

In questa casa abitava lo zio, l’avvocato Massa, che aveva sposato Angioletta Pisani Dossi, sorella del padre dello scrittore.
Su un calesse, fuggiasche dalle ultime cannonate dell’infausta battaglia di Novara, la madre e la nonna paterna avevano raggiunto Zenevredo dove Carlo Alberto era nato “giallo come un limone, tinto dalla paura della mamma”, che non aveva avuto l’assistenza né di un medico né di una levatrice.

Così lo scrittore descrive la sua tribolata nascita in Vita di Alberto Pisani; era settimino e con la testa grossa: “mamma, incinta di me, preparò una folla di cuffiettine. Nacqui. Non una riuscì sufficientemente grande al mio testone”.

Don Daniele Cavanna, parroco della chiesa del paese, aveva battezzato il gracile neonato “in casa da me parroco sottoscritto, atteso il pericolo di morte”. 

Nel piccolo borgo accumulò quel patrimonio di dolci ricordi che, diciottenne, evocherà con struggente malinconia in L’Altrieri: “i miei dolci ricordi! Allorché mi trovo rincantucciato sotto la cappa del vasto camino, nella oscurità della stanza - rotta solo da un pallido e freddo raggio di luna che disegna sull’ammattonato i circolari piombi della finestra - mentre la gatta pisola accovacciata sulla predella del focolare, ed anche il fuoco, dai roventi carboni, dal legger crepolio, sonnecchia; oppure quando, seduto sulla scalea che dà sul giardino, stellandosi i cieli, sentomi in faccia alla loro sublime silenziosa immensità, l’anima mia, stanca di febbrilmente tuffarsi


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