cupe. In fondo una benda argentina: il Po; al di là, terra terra, un fumoso chiarore (esalazioni appestate): una città. Appresso, tutto si confondeva col cielo, d’un azzurro cinereo, giojellato di stelle che lappoleggiavano senza posa e dalle quali staccavansi di tempo in tempo rapide strisce di fuoco”. 

Dopo gli anni dell’infanzia trascorsi a Zenevredo, si trasferisce con la famiglia a Milano, frequenta il liceo Parini e compie i primi passi nel mondo letterario pubblicando il suo primo volumetto.

In una delle Note azzurre il Dossi racconta la sua impressione di essere nato con idee “già meditate dai padri”; iniziando a far tutto in anticipo per vivere più intensamente, cominciò a scrivere a sette anni, a stampare a sedici, sì che a ventuno aveva “già tutto versato la bottiglina d’olio finissimo avuto da natura”.
Si iscrive a giurisprudenza a Pavia, diventa amico dei pittori Tranquillo Cremona, Grandi, Ranzoni (che ritrarrà sua moglie) 
e Conconi. 

A diciannove anni pubblica L’Altrieri e, a ventuno, La vita di Alberto Pisani che lo faranno conoscere ed emergere fra gli esponenti della Scapigliatura lombarda. Seguono poi La colonia felice, Le desinenze in A, Gocce d’inchiostro e i moltissimi appunti, riflessioni, citazioni raccolte in Note azzurre (dal colore delle copertine dei quaderni manoscritti).

Laureatosi, dopo il 1870 si trasferisce a Roma e inizia la carriera ministeriale come segretario della Consulta, diventando collaboratore personale di Crispi, poi ministro plenipotenziario ad Atene e a Bogotà.
Anche adulto, Dossi non dimentica il suo paese natale e spesso vi ritorna, richiamato da un profondo e nostalgico affetto.

 Lo testimoniano alcune lettere del periodo 1866-1879, per lo più destinate alla zia Carlotta Marozzi e alla cugina Amelia. Il 3 Ottobre 1875, da Induno, scrive alla zia: “Sarebbe mia intenzione di venire da voi a Zenevredo nei prossimi giorni della seconda metà dell’ottobre per rimanere se non vi disgrada una settimana. E però desidero di sapere se fino allora ci state”. Da Mairano di Casteggio, dalla casa dello zio Don Sisto Pisani, fratello del nonno, il 14 Ottobre, scrive a Amelia: “Come avrai visto dalla data, mi trovo ora a Mairano. Ma non mi fare un brutto viso, ti prego, di aver scelto prima Mairano e poi Zenevredo. Quanto si preferisce, non di rado è il posposto. A tavola il dolce lo si serba pel fine; l’ultimo dato, è il bacio che più si desidera.”


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